8 marzo

Non ho mai festeggiato la festa della donna!

 

Non mi è mai piaciuta questa ricorrenza perché, pur riconoscendo il suo valore storico, la consideravo vuota e senza senso; sin da piccola mi sono resa conto di quante cose non andassero per il verso giusto riguardo alla parità di genere.

 

Con il passare degli anni, crescendo, studiando, diventando mamma di una piccola donnina con le fossette sulle guance come le mie, ho cominciato ad acquistare più consapevolezza su quella che è la condizione delle donne oggi e ho apprezzato di più questo appuntamento e quello che rappresenta.

 

Sì, perché questo è un appuntamento annuale con noi stesse!

 

Questa data ci deve ricordare che, con orgoglio e tenacia, finalmente abbiamo raggiunto dei traguardi importantissimi.

Oggi infatti godiamo di diritti civili impensabili fino a qualche anno fa ed è per questo che dobbiamo festeggiare.

 

È vero che c’è ancora molta strada da fare, il problema è spesso culturale, me ne accorgo ogni giorno frequentando le aule del Tribunale di Roma, assistendo donne come voi e come me che combattono per conservare il loro spazio di libertà, di dignità in contesti familiari, sociali e lavorativi spesso difficili.

 

Non è semplice, ma non perdiamo la speranza!

 

Nel nostro piccolo ognuna di noi sa che deve continuare a battersi anche sulle piccole cose quotidiane, familiari e lavorative, per conservare il proprio spazio di autonomia e di diritti.

 

Non possiamo dimenticare il passato e quello che è stato fatto da chi c’era prima di noi.

 

Ecco, allora, alcune tappe fondamentali del lungo cammino che abbiamo fatto finora:

 

1946

Le donne possono votare.

 

1948

Entra in vigore la Costituzione che sancisce la parità tra uomini e donne.

 

1950

Entra in vigore una legge che si propone di assicurare alle lavoratrici madri una tutela adeguata onde reprimere le prassi di taluni datori di lavoro di licenziare o comunque penalizzare la donna lavoratrice che affrontasse l’esperienza della maternità.

 

1958

La legge Merlin chiude definitivamente le case di tolleranza e inizia da parte dello stato la lotta contro lo sfruttamento della prostituzione.

 

1963

Il matrimonio non è più ammesso come causa di licenziamento.

Le donne sono ammesse alla magistratura e possono accedere a tutti i pubblici uffici senza distinzione di carriere né limitazioni di grado.

 

1968

L’adulterio femminile non è più considerato reato; sino ad allora, il codice penale puniva la moglie adultera con la reclusione fino ad un anno. Ovviamente questo trattamento sanzionatorio era previsto solo per l’adulterio della moglie perché il marito poteva essere chiamato a rispondere solo nel caso di concubinato allorché, cioè, convivesse con un’altra donna pur essendo sposato.

 

1970

Viene approvata la legge sul divorzio.

 

1971

La propaganda di anticoncezionali non è più un reato.

Viene approvata la legge sulle lavoratrici madri.

Sono istituiti gli asili nido comunali.

 

1975

Riforma del diritto di famiglia. Fino a questa riforma la patria potestà era esercitata in via esclusiva dal padre. Col nuovo diritto di famiglia, la legge riconosce parità giuridica tra i coniugi che hanno uguali diritti e responsabilità e attribuisce ad entrambi la potestà genitoriale.

 

1976

Per la prima volta una donna, Tina Anselmi, viene nominata Ministro (Lavoro e previdenza sociale).

 

1977

È riconosciuta la parità di trattamento tra donne e uomini nel campo del lavoro.

 

1978

Viene approvata la legge sull’aborto. Prima di questa legge la donna che si procurava un aborto poteva essere punita con la reclusione da uno a quattro anni (ma, se l’aborto era effettuato per “salvare l’onore”, era prevista una riduzione, che andava da un terzo alla metà della pena).

 

1979

Nilde Jotti è la prima donna presidente della Camera.

 

1981

Il motivo d’onore non è più attenuante nell’omicidio del coniuge infedele.

 

1992

La legge sull’imprenditoria femminile favorisce la nascita di imprese composte per il 60% da donne, società di capitali gestiti per almeno 2/3 da donne e imprese individuali.

 

1996

Lo stupro viene considerato delitto contro la persona, non più contro la morale pubblica. In passato si affermava che la violenza sessuale non offendeva principalmente la persona, coartandola nella sua libertà, ma ledeva una generica moralità pubblica ciò a dimostrazione che il bene che si voleva proteggere e tutelare non era tanto la persona quanto il buon costume sociale secondo il quale la donna non era libera di disporre di alcuna libertà nel campo sessuale.

 

Il governo nomina un Ministro per le pari opportunità, Anna Finocchiaro.

 

2009

Viene introdotto il reato di stalking che sanziona un insieme di condotte persecutorie ripetute nel tempo (come le telefonate, molestie, pedinamenti, minacce) che provocano un danno alla vittima incidendo sulle sue abitudini di vita oppure generando un grave stato di ansia o di paura, o, ancora ingenerando il timore per la propria incolumità o per quella di una persona cara.

Vittime di questo reato possono essere sia gli uomini che le donne ma il numero di queste ultime è purtroppo esponenzialmente maggiore.

 

2013

Entra in vigore la legge sul “Femminicidio”. Il provvedimento arricchisce il codice di nuove aggravanti e amplia al contempo le misure a tutela delle vittime di maltrattamenti e violenza domestica. Si mettono in campo risorse per finanziare un piano d’azione antiviolenza e la rete di case-rifugio.

 

2018

Per contrastare la violenza sulle donne e sui minori è in via di approvazione il “Codice rosso”. Il disegno di legge impone una rapida corsia preferenziale alle indagini che riguardano i reati di maltrattamenti, di violenza sessuale, di stalking e di lesioni commesse in contesti familiari o nell’ambito di relazioni di convivenza.

 

Molto è stato fatto e tanto ancora c’è da fare.

 

L’associazione “Il Cerchio di Mamme al Lavoro” è ogni giorno dalla parte delle donne.

 

Lo è tutti i giorni e lo sarà sempre.

 

Tanti auguri a noi!!!

 

 

Avv. Giovanna Spirito

 

 

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