Disciplina fiscale per hobbisti

“Come mi devo comportare da un punto di vista fiscale se vendo le mie creazioni?” “E’ necessario aprire una partita IVA per poter vendere i miei prodotti in mercati, siti o gruppi?” “Qual è la differenza tra un venditore professionale ed un hobbista?”
Queste sono solo alcune domande esemplificative che molte di voi si saranno poste almeno una volta.
Con questo contributo, e grazie alle Admin di MAL che me ne hanno dato la possibilità, cercherò di fare un po’ di chiarezza al riguardo.
Partiamo innanzitutto col dire che non esiste una specifica normativa che abbia disciplinato questo specifico settore di attività, anche se a livello normativo possiamo ritrovare facilmente delle definizioni che possono aiutare ad inquadrare il settore.
Una prima definizione la possiamo ritrovare nell’art. 28 del D. Lgs. 114/98 che rimanda alle specifiche disposizioni regionali, che a loro volta definiscono gli hobbisti come “operatori non professionali che
vendono, espongono, o barattano, in modo sporadico ed occasionale, prodotti di modico valore, per lo più opere della propria creatività o del proprio ingegno”.
Partendo da questa definizione, possiamo quindi individuare le caratteristiche tipiche di un hobbista:
• Vendere, barattare o scambiare prodotti di modico valore (i prodotti non possono avere un valore
superiore ad € 250,00, limite che in alcune regioni scende fino ad € 100,00);
• L’attività deve essere svolta in modo occasionale. Occasionale vuol dire che deve essere svolta in
modo saltuario, non professionale, senza vincolo di subordinazione e di mezzi.
• I ricavi che derivano dalla vendita dei propri prodotti devono essere certificati mediante il rilascio
di una RICEVUTA NON FISCALE.
Solamente se vengono rispettate queste condizioni si può affermare che la propria attività rientra tra
quelle degli hobbisti, altrimenti è facile intuire che si tratta di una vera e propria attività professionale
che presuppone imprescindibilmente l’apertura di una partita IVA con tutte le conseguenze fiscali del
caso.
Al riguardo occorre citare il disposto degli artt. 4 e 5 del DPR 633/73 che, rispettivamente, recitano:
“PER ESERCIZIO DI IMPRESE SI INTENDE L’ESERCIZIO PER PROFESSIONE ABITUALE, ANCORCHÉ NON
ESCLUSIVA, DELLE ATTIVITÀ COMMERCIALI O AGRICOLE DI CUI AGLI ARTICOLI 2135 E 2195 DEL CODICE
CIVILE, ANCHE SE NON ORGANIZZATE IN FORMA DI IMPRESA. NONCHÉ L’ESERCIZIO DI ATTIVITÀ,
ORGANIZZATE IN FORMA DI IMPRESA, DIRETTE ALLA PRESTAZIONE DI SERVIZI CHE NON RIENTRANO
NELL’ARTICOLO 2195 DEL CODICE CIVILE.”
“PER ESERCIZIO DI ARTI E PROFESSIONI SI INTENDE L’ESERCIZIO PER PROFESSIONE ABITUALE,
ANCORCHÉ NON ESCLUSIVA, DI QUALSIASI ATTIVITÀ DI LAVORO AUTONOMO DA PARTE DI PERSONE
FISICHE. OVVERO DA PARTE DI SOCIETÀ SEMPLICI O DI ASSOCIAZIONI SENZA PERSONALITÀ GIURIDICA
COSTITUITE TRA PERSONE FISICHE PER L’ESERCIZIO IN FORMA ASSOCIATA DELLE ATTIVITÀ STESSE.”
Ma cosa vuol dire esattamente esercizio abituale?
Facciamo degli esempi per offrire maggiore chiarezza.
ESEMPIO 1: Supponiamo che io sia una studentessa universitaria. Nel mio tempo libero realizzo piccoli
oggetti in fimo che vendo ad amici e conoscenti. In questo la mia attività si configura come saltuaria,
poiché svolta nei ritagli di tempo libero. In questo caso NON SUSSISTE L’OBBLIGO DI APRIRE UNA
PARTITA IVA.
ESEMPIO 2: Supponiamo che io sia una lavoratrice dipendente e che abbia la passione di creare collane
e bracciali fatti a mano, che acquisti i materiali, li assembli e rivenda le mie creazioni. Immaginiamo che
io sia molto attiva sui portali di vendita online, compresi i social network, e che partecipi con una certa
frequenza ai mercati. In questo caso la mia attività si configura come ATTIVITA’ ABITUALE E,
PERTANTO E’ NECESSARIO APRIRE UNA PARTITA IVA.
Nel primo esempio, all’atto della vendita io emetterò una ricevuta non fiscale.
Nel secondo caso, dovrò emettere una fattura.
Questo, però, non vuol dire che gli hobbisti non siano tenuti al rispetto della normativa fiscale vigente.
Difatti, la suprema Corte di Cassazione con sentenza 15031/2014 ha affermato che anche un’attività
esigua può comportare l’obbligo di Partita IVA. Nella fattispecie si trattava di un falegname con
fatturato inferiore a 5.000 euro. Soggetto che effettuava preventivi, disegni, costi di trasporto ecc. che
hanno evidenziato, secondo la sentenza, abitualità e professionalità.
Perciò bisogna prestare sempre molta attenzione!
Inoltre, la ricevuta fiscale funge anche da documento che attesta l’avvenuta transazione di denaro,
rappresenta un documento utile per poter predisporre la propria dichiarazione dei redditi.
Infatti, l’attività di hobbista presuppone il conseguimento, nel corso dell’anno, di redditi esigui, per cui
se non si hanno altri redditi da dichiarare e se i corrispettivi incassati dalla vendita delle proprie
creazioni non superano i € 4.800,00, non si è obbligati a presentare la dichiarazione dei redditi.
In caso contrario, si dovrà procedere alla presentazione del Modello Redditi Persone Fisiche (o del
modello 730) con indicazione nel quadro RL (quadro D per il 730) dei compensi percepiti dalla vendita
della proprie creazioni.
Spero di non avervi annoiate e di aver fatto un po’ di chiarezza su un argomento tanto dibattuto qui sul
gruppo.
Grazie per l’attenzione e a presto con un nuovo argomento in materia fiscale.
Maria Chianese
Dottore Commercialista e Revisore Legale.

2 Comments

  1. Manuela Tamburini 5:33 am Febbraio, 12, 2019 - Reply

    Grazie infinite per le delucidazioni

  2. Francesca 10:29 am Febbraio, 14, 2019 - Reply

    Grazie per il post! Domanda: dove posso reperire la normativa regionale (Lazio) e in quale ufficio del comune (?) devo recarmi per avere info specifiche? Grazie! Francesca

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