Essere genitori: più facile   a dirsi che a farsi!

Diventare genitori non è solo un cambiamento di status, un nuovo ruolo da ricoprire ma un vero e proprio percorso fatto di tappe, ostacoli, conquiste e ricadute, generando un cambiamento esistenziale in coloro che sono divenuti mamma e papà da poco e lo saranno per sempre.

Come ogni percorso che si rispetti, seppur accade ogni giorno a milioni di persone, non è affatto scontato, immediato, facile. Ci sono genitori, persone prima di tutto, che vivono un profondo disorientamento, sensazioni di disagio e talvolta sofferenza. Eccola qui la naturalezza delle cose, sta proprio in queste condizioni che sembrano così funeste e negative ma che, invece, sono comuni ai più, soprattutto alle mamme e generalmente sono transitorie.

La società e attualmente i numerosi fatti di cronaca ci portano a suddividere l’esperienza di neo mamma e, dunque, di  genitore, in tre situazioni ben distinte e assai riduzionistiche:

La mamma sta bene, è serena, tutto fila liscio proprio come dovrebbe essere!

La mamma manifesta quel che sembra il baby blues, ma non c’è di che preoccuparsi, può accadere, passerà;

la situazione di malessere persiste, si può forse parlare di depressione post partum, c’è un problema a cui si cerca una cura.

Ecco, nessuna mamma rientra perfettamente in una di queste tre categorie; ciò con cui mi confronto più spesso è un vissuto di malessere difficile da comprendere e poi da accettare e condividere.

Dove sono l’istinto materno, il senso di sacrificio e di abnegazione totali che si vedono in altre mamme o che ci aspettavamo di provare?

Perché invece sopraggiungono paure, senso di inadeguatezza, timore di essere diverse al posto delle aspettative che abbiamo fantasticato per mesi e della felicità incondizionata e tanto scontata?

E’ così che per svariate situazioni e ragioni molte neo mamme ritrovano poi loro stesse in questo percorso destinato al cambiamento e raggiungono equilibrio e benessere, mentre altre possono trovarsi sopraffatte da un enorme carico di sofferenza che le porta a chiudersi nel silenzio e nella solitudine per paura del giudizio negativo che per prime loro hanno di se stesse.

Ma, perché?

La ragione di ciò è soprattutto sociale!

“Per  allevare un bambino ci vuole un intero villaggio”, un proverbio africano che racchiude un aspetto culturale fondamentale: in altri paesi rispetto al nostro è l’intera comunità ad occuparsi della neo mamma e del neonato, poiché sono visti e vissuti come un tutt’uno.  Entrambi sono bisognosi di cure, di attenzioni e di nutrimento.

Nella nostra cultura accade l’opposto;  l’esito è quello di “isolare” la mamma con giudizi e considerazioni sempre più spesso inadeguati, invasivi e non richiesti:

“Staccati un po’ da questo bambino!”, “Ancora lo allatti?”, “Ah, non lo allatti??!!”, “ Lo tieni sempre in braccio, così lo vizi!”, “Dorme con te?! Lascialo piangere solo, vedrai che si abitua!”, “Come puoi pensare di lasciarlo al nido, ha bisogno di sua madre!”… la lista è infinita!

In una  cultura come la nostra predomina  l’idea che si debba essere felice e serena a priori, per il solo fatto di essere divenuta madre.

Guedeney (1993) parla di “paradosso della madre depressa” perché la stessa mamma si convince di non poter provare emozioni come tristezza, smarrimento e confusione.  Al  contrario la madre contemporanea dovrebbe essere  quella  “sempre sul pezzo”, una mamma che dopo pochi mesi sia già pronta a riprendere la propria vita con grande agilità.

E allora cosa si può fare?

Sicuramente non rassegnarsi a vivere passivamente quanto si sta attraversando, nella speranza che prima o poi passi da sé.

Chiedere aiuto è il primo grande passo, che ci pone già a buon punto. Chi può rispondere a questa richiesta di aiuto?

Una psicologa può predisporre incontri meglio noti come home visiting, fornendo un concreto sostegno alla genitorialità e predisponendo l’intervento di un altro professionista, come l’ostetrica, ove necessario, nelle prime e più complesse fasi di vita, il tutto in casa, nel proprio contesto.

 La psicologa, attraverso l’ascolto attivo, sarà in grado di fare luce sui bisogni reali, facendo spesso anche da filtro fra le pressioni ambientali e culturali. L’obiettivo principale è soprattutto quello di restituire alla mamma le sue abilità genitoriali, supportando lei e il neo papà al riconoscimento delle loro risorse e offrendo supporti concreti in risposta alle varie esigenze.

 

Dott.ssa Sara Rizza

www.psicologasararizza.it

 

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