San Valentino ci suggerisce di partire dall’amore… Parliamo del Matrimonio

Inizia oggi l’appuntamento con la rubrica di diritto.

 

San Valentino ci suggerisce di partire dall’amore.

Se è vero che la festa degli innamorati tende ad essere considerato un appuntamento rilevante solo dal punto di vista commerciale, possiamo tentare di riscoprire il significato di questa ricorrenza provando a capire quanto il diritto si interessi di questo sentimento.

L’amore per sua natura non è statico ma dinamico.

Non è mai uguale a se stesso. È sempre in divenire.

La legge coglie questi aspetti e regolamenta i rapporti tra due persone sia quando l’amore è presente e conduce gli innamorati verso il matrimonio sia quando finisce e impone di prendere atto delle difficoltà collegate alla crisi coniugale e alle conseguenze emotive e organizzative del caso.

Il diritto interviene anche quando l’amore si prova nei confronti di un compagno, un figlio, un nipote, un genitore, e in tutti gli altri casi in cui ci sembra di essere fuori da quello che tradizionalmente e convenzionalmente viene chiamato tale.

 

Sappiamo bene che il luogo per eccellenza nel quale l’amore si coltiva e si manifesta è (o dovrebbe essere) la famiglia, però oggi se è difficile parlare d’amore, altrettanto difficile è dare un’espressa definizione del concetto di famiglia perché accanto alla nozione tradizionale (uomo e donna uniti in matrimonio) se ne sono aggiunte altre che a talune condizioni sono riconosciute e regolamentate dalla legge.

 

Inizieremo allora, per comodità, a parlare della famiglia tradizionale, rimandando ai prossimi appuntamenti la trattazione di tutte le altre unioni.

 La Costituzione all’art. 29 prevede che “il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge, a garanzia dell’unità familiare”.

 In applicazione di questo principio, nel 1975 c’è stata la prima importante riforma del diritto di famiglia grazie alla quale sono cambiate tantissime cose, risultando finalmente superata la tradizionale arcaica concezione fondata sull’autorità assoluta del marito.

Grazie a questo, oggi i coniugi per la legge si trovano in una posizione di totale parità, sia nei rapporti reciproci (di natura personale e patrimoniale) sia nei rapporti con i figli.

Il codice civile, in realtà, consacra la posizione di uguaglianza dei coniugi stabilendo, all’art. 143, che, con il matrimonio, il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono gli stessi doveri.

Conseguenza logica del riconoscimento del principio dell’eguaglianza dei diritti e dei doveri tra i coniugi, è la valorizzazione di una gestione della vita di coppia fondata sull’accordo.

I coniugi concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia. L’accordo, dunque, prende il posto della potestà maritale e priva il marito dell’autorità che aveva in precedenza e che gli consentiva di assumere, anche unilateralmente, le decisioni familiari e di imporle alla moglie.

Le scelte di interesse comune devono adesso essere oggetto di accordo tra gli sposi: chi opta in maniera arbitraria per soluzioni che coinvolgano il partner senza tener conto del suo diverso parere si rende inadempiente ai doveri derivanti dal matrimonio.

Nella ricerca dell’accordo, tuttavia, i coniugi devono comportarsi osservando i principi di buona fede e di reciproca correttezza.

 

Il matrimonio genera fra marito e moglie una serie di diritti e doveri:

  • alcuni di natura esclusivamente o prevalentemente personale (gli obblighi di fedeltà e di coabitazione);
  • altri con una connotazione più marcatamente patrimoniale, (l’obbligo di contribuzione ai bisogni della famiglia);
  • altri ancora mescolano aspetti patrimoniali e non patrimoniali (l’obbligo di collaborazione nell’interesse della famiglia e l’obbligo di assistenza, cui la legge attribuisce il contenuto duplice, morale e materiale).

 

Dal matrimonio deriva:

–       l’obbligo reciproco alla fedeltà. Al bando quindi tradimenti, infedeltà e relazioni extraconiugali. La legge tutela il coniuge che abbia subito l’infedeltà. L’adulterio pur non integrando più un reato,  comporta conseguenze rilevanti in sede civile, costituendo il presupposto per l’addebito della separazione. Oltre a ciò, al ricorrere di taluni presupposti, potrebbe legittimare il coniuge tradito alla richiesta di un risarcimento del danno, trattandosi di una lesione della dignità della persona e, qualora sfoci in una malattia, anche del fondamentale diritto alla salute.

Attenzione: l’obbligo di fedeltà non impone di astenersi dall’intrattenere rapporti di natura sessuale con altri, ma anche il divieto di innamoramenti, relazioni platoniche, virtuali, in chat tali da mortificare nell’intimo l’altro coniuge nonché lederne la reputazione. In questo caso viene tutelata infatti la dedizione spirituale che, in via esclusiva, deve esser riservata al marito o alla moglie.

 

l’obbligo reciproco di assistenza morale e materiale. Assistenza morale significa aiutare il partner, prendersi cura di lui, sostenerlo, condividerne i valori, non sminuirlo nella sua veste di genitore o di partner, proteggerlo, accoglierlo. Coltivare il sentimento dell’amore cercando di condurre una vita sentimentale e sessuale appagante.

Assistenza materiale significa mettersi a disposizione della famiglia per esigenze di carattere pratico e, al tempo stesso, di partecipare alle spese per il sostentamento del nucleo famigliare per le necessità di carattere primario come l’alimentazione, l’abbigliamento, lo studio e le spese sanitarie.

 

  • dovere di collaborazione nell’interesse della famiglia.

Si traduce nello stabilire e mantenere le condizioni più adeguate all’unità e continuità del gruppo familiare, attraverso l’individuazione concorde di un progetto di vita e la soddisfazione dei bisogni comuni.

Entrambi i coniugi sono tenuti ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.

 

obbligo alla coabitazione: moglie e marito devono vivere sotto lo stesso tetto, sino a che non intervenga la separazione o ricorrano gravi motivi (è il caso di violenze o maltrattamenti in famiglia).

 

La parità dei coniugi riguarda anche gli aspetti patrimoniali.

Dopo la riforma del 1975 i doveri dei coniugi sono diventati assolutamente reciproci e simmetrici, diversamente da quanto accadeva in precedenza quando al marito si imputava il dovere di proteggere la moglie e di provvedere economicamente a tutte le sue esigenze di vita, a sottolineare quella posizione di inferiorità che le veniva attribuita nella famiglia.

I doveri di assistenza e di collaborazione si specificano e si concretano nell’obbligo di contribuire ai bisogni della famiglia, cui ciascun coniuge è tenuto in relazione alle proprie sostanze e possibilità e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo.

 

Ancora più importanti, poi, sono i doveri dei coniugi verso i propri figli:

  • il matrimonio impone ad entrambi l’obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni;
  • i genitori, inoltre, devono adempiere i loro obblighi nei confronti dei figli in proporzione ai rispettivi patrimoni e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo. Quando i genitori non hanno mezzi sufficienti, i nonni – il cui ruolo è stato costantemente valorizzato dal legislatore e dalla giurisprudenza – sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli.

 

Il regime patrimoniale della famiglia, in mancanza di diversa convenzione, è costituito dalla comunione legale dei beni che si articola nei due aspetti:

1)     della contitolarità dei coniugi sugli acquisti successivi al matrimonio, con le eccezioni previste dalla legge;

2)     della cogestione del patrimonio con uguaglianza di poteri.

 

Alternativamente al regime di comunione legale dei beni, i coniugi possono adottare il regime patrimoniale di separazione, stipulando una convenzione che abbia la forma richiesta per le convenzioni matrimoniali o anche dichiarando la scelta nell’atto di celebrazione del matrimonio, con conseguente annotazione a margine dell’atto stesso.

Nella separazione legale dei beni ognuno conserva la titolarità esclusiva non solo dei beni acquistati antecedentemente al matrimonio ma anche di quelli conseguiti successivamente.

Quest’ultimo regime patrimoniale, considerato dal legislatore una eccezione sta diventando ormai la regola per i vantaggi ad esso collegati.

 

Ma di questo e tanto altro parleremo nei prossimi appuntamenti per evitare che le “aride” questioni di diritto prendano il posto del protagonista assoluto di questa giornata che è l’amore.

 

Buon San Valentino!!!

 

Avv. Giovanna Spirito

 

 

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