Sincronia e circuiti neuronali a servizio della memoria emozionale.

In Inghilterra un gruppo di ricercatori Britannici ha prodotto una ricerca sui meccanismi degenerativi caratteristici della malattia di Alzheimer, l osservazione prodotta ha considerato un “circolo vizioso” nell’accumulo della proteina beta-amiloide, che potrebbe in parte spiegare… il perché molte sperimentazioni di somministrazioni di farmaci, incaricati nel contrastare l’avanzamento del decadimento cognitivo, siano risultate finora poco efficaci… Vediamo assieme quindi, come la proteina interferisce sul nostro sistema nervoso centrale.
Uno dei tratti ricorrenti nel cervello colpito da demenza è proprio l’accumulo di placche della proteina beta-amiloide, queste sostanze di scarto metabolico circondano, distruggono le sinapsi e i punti nevralgici della comunicazione tra i neuroni.
Questo processo porta a delle ricadute infauste, l’atrofia del cervello e problemi importanti di carattere cognitivo, tra i quali la perdita di alcuni tipi di memoria e nei casi più gravi la morte cellulare.
La natura della beta-amiloide e il suo ruolo nell’origine della malattia di alzheimer non sono ad oggi pero del tutto chiari: ancora ci si chiede, per esempio, se sia causa o sintomo di questa forma di demenza; altri studi le attribuiscono, prima che proliferi in modo incontrollato, un ruolo protettivo sui neuroni.
Quindi capirete quanto questa dicotomia generi confusione.
Una certezza però esiste, li accumuli della proteina distruggono le sinapsi, e questo di per se e un dato significativamente drammatico, i neuroni a loro volta sappiamo che sono deputati alla produzione della sostanza, perpetuando tale meccanismo vizioso disfunzionale si mette a rischio il paziente determinando così una strage all’infinito.
Arrestare o ridurre la formazione delle placche potrebbe rallentare il processo dementigeno nei pazienti .
La proteina Beta-amiloide (Abeta) è il principale costituente delle placche amiloidee che si osservano post mortem in pazienti con malattia di Alzheimer (AD). Recenti studi di neuroimaging hanno permesso di osservare che anche un 20-30% di soggetti sani presentano amiloidosi cerebrale e quindi sono a maggior rischio di sviluppare demenza. Questi studi hanno considerato e valutato l’associazione tra lo stile di vita, in termini di attività cognitiva e attività motoria e la deposizione di amiloide in 65 soggetti sani anziani, 10 pazienti con AD e 11 giovani .
I risultati mostrano che un maggiore coinvolgimento in attività cognitivamente stimolanti durante il corso della vita, in particolare nella giovane e mezza età, si associa ad una ridotta deposizione di Abeta. Gli anziani massimamente impegnati avevano una deposizione di Abeta paragonabile ai soggetti giovani, mentre quelli solo minimamente impegnati avevano una deposizione di Abeta paragonabile ai pazienti con demenza. Nonostante la maggiore attività cognitiva fosse associata a maggiore attività fisica, l’esercizio fisico da solo non sembrava associato ai livelli di deposizione di Abeta. Lo studio riporta dunque una diretta associazione tra l’attività cognitiva e l’accumulo di Abeta nel cervello, suggerendo che alcune caratteristiche dello stile di vita, determinano quanto meno il rallentamento del decadimento.
È evidente al punto dell’arte in cui ci troviamo , dove la ricerca scientifica in campo chimico deve ancora sviluppare, protocolli di intervento adeguati, prevedere e sostenere strategie necessariamente alternative e intelligentemente di supporto a sostegno delle aree cognitive,nella presa in carico della persona , nello spazio di cura, di riabilitazione, di sostegno non farmacologico, si inseriscono le nostre metodiche Arteterapeutiche, la neuroplasticita neuronale stimolata da tecniche e linguaggi non verbali ma di relazione, diventa supporto possibile e applicabile, a sostegno di quella trasformazione strutturale e compensatoria cerebrale che nel corso del tempo in risposta all’esperienza vissuta sensorialmente e proceduralmente, le nostre metodologie hanno stabilizzato in protocolli di intervento terapeutici frutto , di studi scientifici, di valutazioni cliniche e di applicazioni sul campo.
Per il nostro metodo di studio, sempre in ricerca e sempre stimolante , abbiamo compreso dopo anni di lavoro, quanto è importante considerare l’individuo nella sua totale globalità, nelle sue funzioni, nei suoi aspetti sociali, in base anche alle sue esperienze precoci, alla matrice di appartenenza arcaica, e ai suoi bisogni, bisogni che non sempre corrispondono ad una consapevolezza e quindi spesso colti da criticità, da difficoltà relazionali, funzionali, organiche , il nostro dispositivo virtuale La cerva, permette di trasformare il proprio vissuto emozionale attraverso un rispecchiamento corporeo, agevolando la relazione e, fornendo opportunità di sincronia emotiva e accessibilità a memorie sensoriali che ci appartengono ancor prima del pensiero.
L’accesso a questo registro primitivo, a quella memoria implicita indissolubile fatta di aspetti intangibili, di sincronie adattive, di attaccamento alle figure primarie e di rispecchiamenti corporei, ci consente di modificare, trasformare e consolidare nuovi sistemi evolutivi.
La nostra metodica, quindi che cosa e se non una vera e propria possibilità di RELAZIONE …..noi ci proponiamo come coagenti di uno spazio di relazione a sostegno della cura di Sé, della stimolazione cognitiva, della trasformazione percettiva, e dell’accessibilità ai vissuti emotivi, sosteniamo le abilità dialoganti e produttive di ogni persona.
Per noi l’individuo, sin dalla nascita, ha di fronte un numero di percorsi di sviluppo possibili più o meno compatibili con un accrescimento sano, molto dipende dalla qualità della relazione con i genitori, secondo Bowlby , padre della teoria dell’attaccamento, modello teorico a cui facciamo riferimento nelle nostre metodiche, il bambino, in base al tipo di relazione con la madre, interiorizzerà uno specifico modello di sé e dei genitori che si stabilirà come un influente struttura cognitiva che orienterà il suo modo di relazionarsi al mondo;
Ia relazione rispecchiante con l’ arteterapeuta agevolerà l’aspetto motivazionale del sistema di attaccamento, che indurrà l’individuo alla ricerca dello stabilirsi di una relazione con l’altro ed al suo mantenimento .
quella forma di comportamento che si manifesta in una persona che consegue o mantiene una prossimità nei confronti di un altro individuo differenziato o preferito, ritenuto in genere più forte e più esperto, in grado di affrontare il mondo in modo adeguato. Questo comportamento diventa molto evidente ogni volta che la persona è spaventata, affaticata o malata, e si attenua quando si ricevono conforto e cure. (Bowlby 1988).
Secondo questa definizione anche la relazione Arteterapeutica, è senza dubbio da ritenersi una relazione di aiuto, è inquadrabile tra le relazioni di attaccamento, nella quale vi è una persona ,spaventata, affaticata o malata, o in ricerca, che si affida ad un metodo , in grado di affrontare il mondo in modo adeguato superando le criticità.

Le Arti terapie si collocano nello spazio di relazione come pattern di attaccamento, diventando base sicura,anche qui la definizione di bowlby relativa alla base sicura è illuminante..
la caratteristica più importante dell’essere genitori: fornire una base sicura da cui un bambino o un adolescente possa partire per affacciarsi nel mondo esterno e a cui possa ritornare sapendo per certo che sarà il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato se triste, rassicurato se spaventato (Bowlby, 1988).
Ogni individuo organizza il proprio comportamento utilizzando ed attingendo alle proprie caratteristiche, ai propri comportamenti funzionali , alle proprie abilita cognitive e il sistema di attaccamento mette in moto anche una serie di attivazioni LEGATE AD INTENSE emozioni , quali la paura la rabbia la tristezza la disperazione il distacco emozionale il conforto la gioia la sicurezza e la fiducia, ed è proprio nell’armonizzazione di esse, nel loro riconoscimento, nell’aggettivazione emozionale , nella sincronia di contatto ad esse che le artiterapie possono svolgere quel ruolo cosi importante e significativo dell esperienza, diventando un linguaggio di espressione emozionale, restituendo corporeità reale e non più virtuale, divenendo così, finalmente virtuosa.
Dott.Ssa Scilla Esposito
www.scuoladiarteterapialacerva.it

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