Noi, Persone resilienti

Nella vita di ognuno di noi arriva quel momento drammatico e fatale che caratterizzerà e cambierà la nostra esistenza per sempre…
Nessuno è speciale, nessuno immeritevole, nessuno è unico …semplicemente, inevitabilmente, nel ciclo vitale accadrà un evento doloroso che modificherà per sempre le nostre prospettive …
La crisi dunque è evento ineluttabile con il quale ognuno di noi si dovrà prima o poi confrontare.
Il termine «crisi» deriva dal greco krisis che rimanda a due significati: «separare» ma anche – soprattutto in senso figurato – «decidere»…..
Ebbene, è proprio sull’arbitrarietà del decidere che ci posizioneremo, sul come e cosa fare per affrontare tale criticità genererà la vera differenza , come ci porremo rispetto a tale evento risolverà il nostro futuro, perché per quanto la situazione sia verosimilmente irrimediabile catastrofica, la modalità di viverla reattivamente e positivamente dipende esclusivamente da noi!!!
Ogni persona ha modalità di comportamento funzionali innate e propensioni evolutive e conservative apprese durante il corso della vita.
Nutrirle rinforzarle e coltivarle, nei momenti precedenti alla fase di squilibrio, ci permetterà di affrontare con un approccio resiliente i momenti difficili.
Le neuroscienze dal loro punto di vista, sostengono che i traumi e lo stress cronico costituiscono un elemento di aggravamento sull’umore determinando dei deficit sul nostro sistema nervoso centrale, l’aumento di ormoni come il cortisolo, può determinare una riduzione del volume di alcune strutture cerebrali come l’ippocampo, e quindi portare alla patogenesi di determinati disturbi psichici.
Diventa quindi in questa prospettiva necessario, porre rimedio attingendo alla nostra memoria delle abilità efficaci e funzionali, tale occasione ci permetterà di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, cercando cosi di riorganizzare positivamente il nostro quotidiano e il nostro futuro, rimanendo sensibili alle opportunità esistenziali della vita, coltivando le relazioni umane, gli aspetti intersoggettivi e mantenendo salda la nostra umanità, dando cosi un nuovo slancio alla nostra esistenza .
Per raggiungere un cosi banale ma complesso traguardo, dobbiamo necessariamente considerare due componenti strutturali della nostra personalità e nel caso rinforzarli, l’autostima e l’autoefficacia, due criteri dai quali attingeremo profondamente in caso di criticità.
La prima è generalmente stabile quando è sufficientemente salda, ma zoppicante quando è debole, la seconda è legata invece alla percezione di essere capaci di eseguire le azioni necessarie ad un determinato compito e di gestirne le conseguenze.
Heinz Kohut uno dei padri della psicologia Dinamica , definisce una struttura sana, quando il senso di sé è coeso, in termini più chiari quando un identità “persona” è sufficientemente integrata e stabile, quindi capace di utilizzare e accedere ad abilità e attitudini interne.
Un modello innovativo di resilienza, tra i diversi disponibili in letteratura in tema di riorganizzazione , di particolare interesse è quello formulato da Glenn E. Richardson nel 1990, poi ripreso nel 1992 e 2002, scaturito da un approccio sistemico relazionale.
Secondo Richardson la resilienza è l’energia che consente a ciascuno di realizzare la propria vita positivamente, è quella dote che ci permette, passando attraverso le difficoltà e la rottura degli equilibri esistenziali attuali, di accedere alla motivazione ed orientarla e reintegrarla verso la ripresa, la crescita personale, l’altruismo e la conoscenza armonica con il proprio Sé.
L’approccio quindi con il quale affronteremo le criticità, sarà proprio l’elemento di reintegro di aspetti “necessari” per la nostra vita, il processo a cui Richardson fa riferimento contempla quattro possibili modelli di reintegro, reintegrazione disfunzionale, reintegrazione con perdita, reintegrazione che conduce all’omeostasi iniziale, reintegrazione resiliente. Dinnanzi quindi ad una criticità se ci muoviamo verso delle direzioni che attivamente e reattivamente ci permettono di andare avanti, possiamo reintegrarci positivamente alla vita, e il futuro sarà nonostante tutto promettente .
-La “reintegrazione disfunzionale”, che ha luogo quando le persone ricorrono a sostanze stupefacenti, a comportamenti distruttivi o disfunzionali .
-La “reintegrazione con perdita”, che avviene quando le persone non sono più motivate e rinunciano ad avere speranza e ad agire in prospettiva di un futuro.
-La “reintegrazione che conduce all’omeostasi iniziale”, procedendo in modalità retroattive ritornando al passato, alla situazione precedente all’evento avverso, in cui non è prevista la crescita dell’individuo né lo sviluppo delle caratteristiche resilienti .
-La “reintegrazione resiliente”, che si riferisce al processo di coping che determina la crescita, la conoscenza, la comprensione di se stessi e lo sviluppo delle caratteristiche resilienti, che costituisce l’unico atto evolutivo e conservativo per noi individui.
Quindi alla luce di quanto detto, ciò che ci appartiene, la nostra esistenza, il nostro passaggio, avrà davvero senso se saremo in grado di essere artefici della nostra felicità della nostra evoluzione, il nostro divenire dipende in gran parte sostanzialmente da Noi, in quale posizione decidiamo metterci……dalle nostra voglia di compartecipare attivamente alla realizzazione del nostro capolavoro più bello, la nostra vita…


È davvero bello battersi, abbracciare la vita e vivere con passione. Perdere con classe e vincere osando, perché il mondo è di chi osa!
La vita è troppo bella per essere insignificante.
(Charlie Chaplin)

Dott.ssa Scilla Esposito

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